Come è ormai noto a tutti, in occasione di spostamenti in tempi di “pandemia”, siamo obbligati a compilare autocertificazioni in cui dobbiamo dichiarare:

  • di essere a conoscenza delle misure normative di contenimento del contagio da COVID-19 vigenti alla data odierna, concernenti le limitazioni alla possibilità di spostamento delle persone fisiche all’interno del territorio nazionale;
  • di essere a conoscenza delle altre misure e limitazioni previste da ordinanze o altri provvedimenti
    amministrativi adottati dal Presidente della Regione o dal Sindaco ai sensi delle vigenti normative;
  • di essere a conoscenza delle sanzioni previste dall’art. 4 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, e dall’art. 2 del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33;

Siamo inoltre obbligati a dichiarare provenienza, destinazione e causa dello spostamento.

Teniamo tuttavia a sottolineare che tali autodichiarazioni non sono state previste da alcun DPCM né di conseguenza da alcun DL da cui deriva. Si tratta di adempimento suggerito da circolari ministeriali, e in quanto tale non ha alcuna efficacia vincolante, di conseguenza non si può contravvenire ad un suo mancato uso. Inoltre le circostanze che si dovrebbero autocertificare non rientrano tra quelle previste dal DPR (decreto del Presidente della Repubblica) che regola l’autocertificazione (DPR 445/2000 teso a semplificare i rapporti del cittadino con la pubblica amministrazione).

Tanto più non si può autocertificare condizioni inerenti il proprio stato di salute, che è prerogativa esclusiva di un medico.

Il cittadino si può quindi rifiutare di compilare e sottoscrivere l’autocertificazione. Se dovesse venire notificata una sanzione per questa ragione, tale sanzione sarebbe sicuramente illegittima.

Nel caso in cui poi chi ci ferma dovesse pretenderla (per strada, in aeroporto, presso una stazione ferroviaria, etc.), potremmo procedere alla sua compilazione non prima che tale richiesta venga messa per iscritto. Si spingerebbe così chi ce la impone ad assumersi la responsabilità di tale obbligo, che costituirebbe a tutti gli effetti un reato, nello specifico violenza privata, compiendo così un atto avente valenza penale.