Articolo di C. Brevi

Osservando il grafico della progressione della campagna di vaccinazione nazionale risulta evidente il modo in cui su di essa abbiano influito, di volta in volta, i decreti e le limitazioni stabiliti dal governo – ed anche un evento che da solo ha messo per qualche giorno in crisi l’intera narrativa diffusa dai media.

Si prenderanno in esame solamente i numeri delle prime inoculazioni (in arancione nel grafico, ovvero quelle che descrivono l’andamento reale della campagna).
Si nota quindi come inizialmente le vaccinazioni procedano in maniera regolare, con un crescendo costante: dopo un primo picco ad inizio anno (relativo ai lavoratori del sistema sanitario e delle rsa) vi è un progresso stabile.
E’ questo il momento in cui poterono prenotarsi per la puntura le persone a seconda della loro età: prima i più anziani, poi gli ottantenni, i settantenni, e così via via fino ai quarantenni.
Nel grafico ci troviamo a questo punto verso la fine di Maggio, inizio Giugno, quando si dà il via libera alle prenotazioni a prescindere dall’età, e si organizzano anche i primi open day.
Questo è il momento in cui i giovanissimi si precipitano in massa a farsi vaccinare, (nel grafico si nota un picco repentino) nella convinzione che il vaccino garantirà loro la possibilità di godere delle vacanze senza limitazioni nei loro spostamenti.

La campagna vaccinale subisce poi un blocco improvviso e un calo verticale in seguito alla diffusione da parte dei media della notizia della morte della giovane Camilla Canepa a seguito della vaccinazione.
Siamo nella metà di Giugno, inizia la polemica sui vaccini Astrazeneca, molte persone perdono fiducia nella effettiva sicurezza dei sieri.

I numeri delle vaccinazioni crollano, la campagna praticamente si ferma.
(I media non ripeteranno più lo stesso errore, e le successive decine di morti certamente correlate al vaccino, su centinaia di sospette in attesa di ulteriori investigazioni, non verranno più trattate.)

Verso la fine di luglio il governo annuncia che da inizio Agosto verrà introdotto il Green Pass, il cui ottenimento sarà direttamente collegato alla vaccinazione, per poter entrare nei locali, nei bar, nei cinema, e per poter viaggiare.
Questa circostanza porta ad una timida ripresa del numero delle vaccinazioni, come si può osservare nel grafico.

Esaurito anche l’effetto del primo decreto riguardante il lasciapassare verde, il numero delle inoculazioni tocca un nuovo minimo, fino all’ultimo annuncio del governo che introduce l’obbligatorietà del possesso del Grenn Pass per accedere al luogo di lavoro.

Ancora una volta, si nota a questo punto una ulteriore , lieve risalita del numero delle vaccinazioni, ma l’effetto stavolta è blando.

Conclusioni

L’andamento del grafico descrive in maniera assai chiara il modo in cui la fiducia nella efficacia del vaccino sia distribuita, e chiarisce le diverse motivazioni per le quali il 75% della popolazione ha in qualche modo aderito alla campagna.

Coloro che temevano per la propria salute e scelsero di vaccinarsi nella convinzione di ottenere una reale protezione si ritrovano nella parte iniziale del grafico, pressapoco fino agli inizi di giugno.

Se si fosse trattato solo di una questione di ordine sanitario, con ogni persona libera di vaccinarsi o meno a seconda delle proprie valutazioni e delle proprie preoccupazioni, la campagna vaccinale si sarebbe esaurita poco dopo questa data, con un numero di vaccinati che si sarebbe aggirato intorno al 50 % della popolazione totale.

A quel punto sono entrati in gioco i “ricatti” del governo legati alle libertà che sarebbero state concesse solamente ai vaccinati.
Chi si è precipitato agli hub vaccinali da quel momento in poi lo ha fatto principalmente per poter svolgere quella vita sociale che le limitazioni dell’anno passato hanno negato, soprattutto per poter viaggiare in vista delle vacanze.

A metà Giugno l’annuncio della morte della giovane Canepa ha fatto precipitare i numeri delle vaccinazioni, che si sono ripresi solo con l’introduzione del Gren Pass, divenuto necessario per l’ingresso ai bar, ai ristoranti e ai cinema.

Si nota infine che esauritosi anche questo filone, l’ultimo decreto in ordine di tempo che restingeva ancora di più i diritti e le libertà dei non vaccinati, negando addirittura il diritto al lavoro ai non possessori di green pass, non ha avuto l’effetto sperato dal governo, segno che quel 20 – 25 % della popolazione che ancora manca all’appello rimarrà ferma nelle sue convinzioni fino all’ultimo.

In sintesi, potremmo affermare che la percentuale di coloro che si sono vaccinati con convinzione, con l’idea di proteggere la propria salute, rappresentano circa un 40% della popolazione totale.
Ad essi si aggiunge un ulteriore 35- 40% che ha scelto di vaccinarsi per non essere escluso dalla vita sociale, ma che della vaccinazione avrebbe anche fatto a meno.

Rimane infine un 20 – 25 % che non ritiene opportuno o necessario ricevere il vaccino, ritenendolo in alcuni casi anche potenzialmente pericoloso e dannoso, ed è disposto a rinunciare a gran parte della vita sociale, e qualcuno anche al lavoro, pur di rimanere coerenti con la propria convinzione.