Vittorio Torta, primario di otorinolaringoiatria a Trento: «L’efficacia del tampone dipende molto dall’operatore che lo esegue: il rischio è un falso negativo»

Articolo di Tommaso Di Giannantonio su corrieredelveneto.corriere.it

Venerdì 15 ottobre è scattato l’obbligo del green pass per tutti i lavoratori pubblici e privati. Sono centinaia di migliaia le persone non immunizzate che dovranno ricorrere al tampone ogni 48 ore (con il rapido, meno preciso) o 72 ore (con il molecolare, più preciso) per entrare in ufficio o in azienda: in Veneto si stimano circa 300mila lavoratori, in Trentino potrebbero essere circa 60mila. Ma sottoporsi così frequentemente ad un tampone comporta maggiori rischi? «Sì, perché il rischio di lesioni alle mucose è direttamente proporzionale al numero di tamponi eseguiti», spiega il primario Vittorio Torta, direttore facente funzioni del reparto di otorinolaringoiatria dell’ospedale Santa Chiara di Trento.

In rete ci sono vari commenti o articoli sui rischi del tampone nasofaringeo. Partiamo dal primo: il rischio di rottura del bastoncino e della conseguente inalazione di un pezzo di esso. Esiste davvero?

«Il rischio teorico c’è, ma abbiamo una discreta esperienza in numero di tamponi eseguiti che ci permette di dire che è un rischio minimale. Il tampone è sufficientemente resistente. Il rischio di perdere un pezzo di tampone dentro al naso o dentro alla faringe è teorico, ma non è reale».

Sottoporsi frequentemente ad un tampone, invece, può aumentare il rischio di lesioni alla mucosa nasale?
«Si, in particolare in un naso predisposto, cioè in nasi stretti, piccoli o deviati. È evidente che tanto più si entra con un oggetto contundente fino in fondo al naso, che finisce esattamente dove c’è l’ugola (il naso è lungo 10-12 centimetri nei soggetti adulti), più aumenta il rischio di abrasione delle mucose, che in alcuni casi può portare fino all’epistassi».

Cioè a perdite di sangue?
«Si, ma non dobbiamo pensare alla solita epistassi del bambino. Certe volte ci sono delle epistassi che devono essere risolte in pronto soccorso. La probabilità di arrivare ad un’epistassi, anche importante, aumenta se la persona che si sottopone al tampone assume farmaci anticoagulanti».

C’è anche il rischio di lesioni al cervello?
«In letteratura è previsto il rischio dello sfondamento della base del cranio anteriore, ma anche in questo caso si tratta di un’evenienza teorica molto, ma molto, rara».

Nel suo reparto sono arrivati pazienti che hanno avuto complicanze legate all’esecuzione del tampone?
«Ci è capitato qualche caso di epistassi e di piccolo fastidio o dolore nasale, ma nulla di irrisolvibile. Tutti casi trattati con una semplice pomata nasale o un breve trattamento antibiotico. Complicanze maggiori come la rottura della base del cranio anteriore per fortuna non ci sono mai capitate».

Quali sono i consigli per chi si sottopone ad un tampone?
«Bisogna attenersi strettamente alle indicazioni dell’operatore sanitario, quindi, al momento dell’esecuzione del tampone, non bisogna muovere la testa e, soprattutto, non bisogna mai togliersi il bastoncino, anche se si avverte un po’ di fastidio».

C’è una differenza tra le modalità di esecuzione del tampone antigenico e quello molecolare?
«Dal punto di vista della modalità di prelievo sono identici. Tutte e due i test devono essere fatti alla fine del naso oppure in rinofaringe, cioè la parte alta della gola. Cosa diversa sono i test salivari, perché sono test che vengono fatti in bocca e sono meno invasivi. Questi test, però, sono gravati da una precisione leggermente inferiore, nella rilevazione del virus».

Cosa viene prelevato tramite un tampone nasofaringeo?
«Andiamo a prelevare il muco del rinofaringe o della parte finale delle fosse nasali, mettendo dentro lo stuello (la parte finale del bastoncino, ndr) e girandolo per po’ di volte, nel giro di massimo dieci secondi. In questo modo abbiamo una piccola abrasione della mucosa che ci porta via del muco e delle cellule di quella regione, il materiale che poi sarà analizzato in laboratorio».

Qual è il rischio di sottoporre le persone al tampone ogni 48 o 72 ore ai fini della limitazione della diffusione del virus?
«L’efficacia del tampone dipende molto dall’operatore che lo esegue, per questo intravedo un rischio nella significatività del tampone. Fare bene un tampone non è così scontato: se non si arriva in fondo alle fosse nasali e si rimane appena dentro la narice diventa un tampone nasale con una bassa significatività. Il rischio è quello di avere un falso negativo, che in realtà è positivo».