FAQ – Domande & Risposte

Autocertificazioni

  • E' lecita la richiesta delle autocertificazioni?

    Le autocertificazioni (o autodichiarazioni) non sono state previste da alcun DPCM né di conseguenza da alcun DL da cui deriva. Si tratta di adempimento suggerito da circolari ministeriali, e in quanto tale non ha alcuna efficacia vincolante, di conseguenza non si può contravvenire ad un suo mancato uso. Inoltre le circostanze che si dovrebbero autocertificare non rientrano tra quelle previste dal DPR (decreto del Presidente della Repubblica) che regola l’autocertificazione (DPR 445/2000 teso a semplificare i rapporti del cittadino con la pubblica amministrazione).

    Tanto più non si può autocertificare condizioni inerenti il proprio stato di salute, che è prerogativa esclusiva di un medico.

    Il cittadino si può quindi rifiutare di compilare e sottoscrivere l’autocertificazione. Se dovesse venire notificata una sanzione per questa ragione, tale sanzione sarebbe sicuramente illegittima.

    Nel caso in cui poi chi ci ferma dovesse pretenderla (per strada, in aeroporto, presso una stazione ferroviaria, etc.), potremmo procedere alla sua compilazione non prima che tale richiesta venga messa per iscritto. Si spingerebbe così chi ce la impone ad assumersi la responsabilità di tale obbligo, che costituirebbe a tutti gli effetti un reato, nello specifico violenza privata, compiendo così un atto avente valenza penale.

    Per saperne di più: Le autocertificazioni
    Leggi anche: Perchè non firmare le autocertificazioni dei dpcm

  • Dialogo con le forze dell'ordine

  • Si può uscire senza documenti?

    Non esiste nel Codice penale il reato di uscire senza documenti, tuttavia è un’abitudine fortemente sconsigliata dato che le Forze dell’ordine potrebbero chiedere alla persona fermata senza documento d’identità o patente di recarsi in caserma e dichiarare le proprie generalità.

    Tuttavia chi viene fermato dalle Forze dell’ordine non può rifiutare di fornire le proprie generalità (quindi nome, cognome, data di nascita e indirizzo) e rischia grosso in caso di rifiuto o informazioni false.

    Per saperne di più: Si può uscire senza documenti? Ecco cosa si rischia

  • Chi è autorizzato a chiedere i documenti o l’identificazione?

    Secondo la legge possono chiedere di mostrare i documenti o di dichiarare le proprie generalità (in assenza di carta d’identità e patente) solo gli agenti delle Forze dell’ordine (quindi Polizia di Stato, Carabinieri, Finanzieri e vigili urbani con qualifica di agenti di pubblica sicurezza) e in alcune circostanze specifiche anche i membri dell’Esercito. Se l’agente è in borghese deve essere prima lui a dichiarare la propria posizione – mostrando il distintivo – e solo dopo può pretendere i documenti.

    Per saperne di più: Si può uscire senza documenti? Ecco cosa si rischia

  • Le FdO devono identificarsi con nome e distintivo?

    Polizia e Carabinieri non hanno l’obbligo di identificarsi con nome e cognome e mostrare il distintivo, a meno che non siano in borghese. Questo vale per tutti gli appartenenti alle Forze dell’ordine.

    Ciò perché le Forze dell’ordine sono considerate pubblici ufficiali, soggetti esonerati dall’obbligo di identificazione. Fanno parte delle Forze dell’ordine:

    • Polizia di Stato;
    • Carabinieri;
    • Guardia di finanza;
    • Polizia penitenziaria.

    Le Forze dell’ordine, invece, hanno l’obbligo di mostrare il distintivo solo se il controllo, la perquisizione e l’ispezione avvengono in borghese, ovvero senza la divisa ufficiale dell’Arma.

    Per saperne di più: Forze dell’ordine devono identificarsi con nome e distintivo?

  • Durante un fermo è possibile riprendere con il telefonino?

    Non solo è possibile ma è caldamente consigliato. La prima importante regola quando si viene fermati dalle forze dell’ordine è riprendere tutta la scena col telefonino (possibilmente con data e ora, altrimenti dire a voce “Oggi (specificare data e ora) ci troviamo (specificare il luogo) sono stato fermato da due agenti (specificare se polizia, vigili, carabinieri, guardia di finanza). Si può riprendere tutta la scena, compresi i volti degli agenti perché il video serve per la propria difesa, e non deve essere divulgato. Gli agenti NON possono impedire la registrazione e neppure toccare e/o sequestrare il telefonino: sarebbe un reato molto grave!

    Per saperne di più: Forze dell’ordine devono identificarsi con nome e distintivo?

  • Una volta accertata una presunta violazione, è utile ritirare il verbale?

    Si ma non è importante. Premesso che l’eventuale verbale va notificato nell’immediato (legge 689/1981, art. 14) altrimenti per vizio procedurale risulterà nullo, se dopo il contraddittorio e dopo aver espresso le nostre motivazioni l’agente compila ugualmente il verbale, nessun problema, può farlo, ma esso essere sempre redatto in DUE COPIE, una per l’agente e una per il “trasgressore”.

    Per saperne di più: Come comportarsi quando si viene fermati dalle forze dell’ordine

  • E' consigliabile firmare il verbale?

    Sì, si può farlo senza problema perché è solo una notifica che significa che ci hanno consegnato il documento. Comunque sia non è obbligatorio firmare. Molto utile invece è aggiungere una dichiarazione personale al verbale soprattutto per correggere delle contestazioni di situazioni non vere.

    Per saperne di più: Come comportarsi quando si viene fermati dalle forze dell’ordine

  • Le FdO possono opporre resistenza, opporsi a tale registrazione o successivamente sequestrarmi il telefonino?

    Se dovessero fare resistenza strattonandovi nel prendere e/o restituire oggetti (carta di identità, cellulare, etc.) rischiano di essere accusabili di rapina a mano armata. Altrettanto se non più grave è nel caso dovessero impedirvi di riprendere quanto sta accadendo col cellulare e dovessero addirittura privarvi anche se solo temporaneamente del vostro cellulare. In tal caso chiedere aiuto ad un passante che riprenda al vostro posto.

    Più in generale è possibile invitarli a tenere la distanza di almeno un 1 mt così da rispettare le disposizione dei DPCM e DL tanto difesi.

    Se dovessero opporre resistenza fisicamente (es. prese per il braccio o qualunque forma di contatto) ricordare loro che rischiano di essere accusati di sequestro di persona.  tuttavia se dovessimo opporci al riconoscimento, le forze dell’ordine possono predisporre un fermo di polizia per procedere con l’identificazione, che può comportare l’accompagnamento in caserma, cosa che può avvenire anche contro la nostra stessa volontà.

    Per saperne di più: Come comportarsi quando si viene fermati dalle forze dell’ordine

  • Le FdO possono insistere sull’obbligatorietà dell’uso della mascherina o nel limitarmi negli spostamenti?

    Assolutamente no, in quanto stanno obbligando a commettere un reato in base all’Art. 611 c.p.p. (chiunque usa violenza o minaccia per costringere o determinare altri a commettere un fatto costituente reato è punito con la reclusione fino a 5 anni), aggravato dall’Art. 339 c.p.p. in quanto in gruppo, è un ufficiale ed è armato (pena fino a 15 anni di reclusione). In tal caso chiedere generalità (nome, cognome, numero di carta di identità) per denuncia a livello personale. Altrettanto se non più grave è nel caso dovessero impedirvi di riprendere quanto sta accadendo col cellulare e dovessero addirittura privarvi anche se solo temporaneamente del vostro cellulare. In tal caso chiedere aiuto ad un passante che riprenda al vostro posto.

    In base all’Art. 28 della costituzione, i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti (reati o abusi di potere).

    Per saperne di più: Come comportarsi quando si viene fermati dalle forze dell’ordine

  • Posso essere accusato di epidemia colposa?

    Nessuna delle contestazioni sollevabili dall’Autorità Giudiziaria (mancata chiusura del locale, diffusione del virus, etc.) può in alcun modo configurarsi come una violazione di natura penale, come ampiamente dichiarato da numerose sentenze.

    Per saperne di più: Come comportarsi quando si viene fermati dalle forze dell’ordine

  • Dpcm & DL

  • Dpcm e decreto legge: quali differenze?

    Dpcm sta per “Decreto del Presidente del consiglio dei ministri”, è un atto previsto dalla legge di competenza esclusiva del premier e immediatamente efficace. Il decreto legge, invece, è un atto che prevede il coinvolgimento sia del premier che dell’intera squadra dei ministri, per questa ragione richiede tempistiche maggiori.

    Rispetto al Dpcm, il decreto legge è considerato più garantista, dato che la stessa Costituzione (articolo 77) prevede che debba essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, pena la perdita di efficacia di quanto previsto nel testo approvato.

    In altre parole, soltanto i decreti legge garantiscono il coinvolgimento del potere legislativo che, al contrario, nel caso dei Dpcm è totalmente escluso.

    Questo è il motivo per cui molte forze politiche si sono opposte all’utilizzo massivo dei decreti ministeriali con i quali il dialogo democratico è ridotto, se non azzerato. D’altro canto Conte ha sempre giustificato la sua scelta con l’esigenza di assicurare la prontezza d’intervento, e, in tal senso, i Dpcm sono senza dubbio gli strumenti più veloci in assoluto.

    Per saperne di più: Dpcm: che significa e cosa cambia con il decreto legge: tutte le differenze

  • I Dpcm sono legali?

    Il largo uso dei DPCM ha fatto sorgere dei dubbi circa la legalità di questo strumento. La questione non riguarda la legalità “formale” dell’atto ma il suo contenuto: i decreti del premier sono stati utilizzati per imporre restrizioni notevoli (come l’obbligo della mascherina) e limitare alcune libertà fondamentali, in primis gli spostamenti tra regioni e comuni.

    Sotto questo punto di vista, si è sollevato un acceso dibattito poiché – secondo alcuni – i Dpcm violano la riserva di legge in merito alle libertà fondamentali. Significa che ogni restrizione alle libertà sancite dalla Costituzione dovrebbe essere imposta con legge o decreto legge, e non con atti amministrativi di secondo grado, quali sono i Dpcm.

    Dubbi che non sarebbero sorti se il governo avesse scelto il decreto legge come strumento preferenziale, così da rispettare la riserva di legge e garantire il coinvolgimento del Consiglio dei ministri e del Parlamento in sede di conversione.

    Per saperne di più: Dpcm: che significa e cosa cambia con il decreto legge: tutte le differenze

  • Dpcm: cosa sono e come funzionano?

    La peculiarità dei Dpcm è che sono atti “unilaterali” voluti esclusivamente dal premier senza coinvolgere il Consiglio dei ministri in seduta collegiale.

    Nella scala delle fonti del diritto, i decreti del Presidente del consiglio sono atti amministrativi di secondo grado, quindi inferiori sia alle leggi del Parlamento che ai decreti legge e ai decreti legislativi delegati.

    Prima dell’emergenza Covid, i Dpcm erano utilizzati perlopiù per risolvere questioni tecniche su un settore o ambito specifico e mai prima d’ora era accaduto che avessero una rilevanza nazionale di così grande portata. Esempio tipico di Dpcm è quello con cui sono disciplinati i criteri per le nomine dirigenziali.

    Tuttavia ogni Dpcm – essendo di rango inferiore – deve “reggersi” su una legge o su un decreto che ne stabilisca ambito di applicazione, principi e i limiti, altrimenti sarebbe incostituzionale.

    Per saperne di più: Dpcm: che significa e cosa cambia con il decreto legge: tutte le differenze

  • Cosa sono i decreti legge?

    I DL o Decreti Legge rappresentano uno dei 3 strumenti in mano al Governo per legiferare. Nasce per risolvere situazione straordinarie e urgenti, ma sempre più spesso viene utilizzato per implementare l’agenda di Governo e bypassare il dibattito parlamentare.

    Nell’ordinamento costituzionale italiano il governo detiene il potere esecutivo. Assieme ad altri attori detiene anche il potere d’iniziativa legislativa, permettendogli quindi di presentare in parlamento, il potere legislativo, disegni di legge.

    In aggiunto il governo ha anche altri due strumenti per legiferare: il decreto legislativo e il decreto legge. Quest’ultimo è un atto normativo con valore di legge utilizzato dal governo in casi straordinari di necessità e urgenza (art. 77 della costituzione). I decreti legge hanno effetto immediato, e devono poi essere convertiti in legge dal parlamento entro 60 giorni. Se ciò non avviene, i decreti perdono efficacia sin dall’inizio. Per assicurare un giusto esame da parte di camera e senato, il ramo presso cui viene depositato il ddl di conversione deve assicurare in media un’approvazione entro 30 giorni.

    A differenza dei decreti legislativi, in cui l’intervento del parlamento è precedente a quello del governo con l’approvazione di una legge delega, con i decreti legge è successivo, con la conversione in legge del decreto.

    Per saperne di più: Che cosa sono i decreti legge

  • Quali diritti violano i provvedimenti governativi?

    Premesso che in base all’Art. 28 della costituzione, i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti (reati o abusi di potere), quel che è a tutti gli effetti una vessatoria disposizione governativa, è applicata in aperta violazione dei seguenti diritti:

    • Art. 32 della Costituzione Italiana sul diritto alla salute;
    • Art. 1, 2, 4, 10, 13, 24, 32, 41, 54, 78 della Costituzione Italiana;
    • Art.608 c.p.p. (abuso di autorità);
    • Art. 610 c.p.p. (violenza privata);
    • Art. 640 c.p.p. (truffa aggravata);
    • Art. 658 c.p.p. (procurato allarme);
    • Legge dello Stato N. 85 (tutela della privacy e l’accesso alle banche dati);
    • Legge dello Stato N. 848 (salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali);
    • Legge dello Stato 881 (conferisce al singolo essere umano personalità giuridica);
    • Violazione del Trattato di Oviedo, art. 5 (consenso libero e informato);
    • Violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, art. 3 (diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona).

    Con riferimento specifico all’uso della mascherina:

    • Legge dello Stato N. 155/05 (norme di contrasto alle attività di terrorismo);
    • Legge dello Stato N. 152/75 (vietato l’uso di qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona).

    Con riferimento specifico agli spostamenti:

    • Art. 16 della Costituzione Italiana che prevede e tutela la libertà di circolazione su tutto il territorio nazionale in quanto recita: Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche (cfr. art. 120 c 2 XIIl c 2);
    • Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge (cfr. art. 35 c 4).
  • Le regioni o province possono adottare misure maggiormente restrittive?

    Eventuali misure maggiormente restrittive (o più raramente permissive) adottate da regioni o province, che si discostano da quelle contenute dai provvedimenti governativi, non hanno alcun valore, in quanto i presidenti delle giunte regionali (governatori) non hanno alcun potere di emanare ordinanze specifiche in maniera autonoma e indipendente. Tali normative avrebbero valore legale esclusivamente nel caso in cui fossero deliberate da consiglio regionale o consigli comunali, il che non è mai accaduto. Di conseguenza tali provvedimenti violano di per sé i DPCM.

    Per saperne di più: Dpcm: che significa e cosa cambia con il decreto legge: tutte le differenze

  • Green Pass

  • Il green pass è obbligatorio come dicono?

    Assolutamente NO! E’ FACOLTATIVO e chi LO PRETENDE inibendo l’accesso o l’erogazione di servizi COMMETTE REATO!

    1. Il “green pass” obbliga al vaccino o all’effettuazione di un tampone ogni 48 ore. Ciò è illegale in base alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea che all’art. 3 dispone: “Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica. Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati: il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge.”

    2. Il Regolamento CE 953/2021 stabilisce al “considerando” 36 che “È necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti COVID-19 è attualmente somministrato o consentito, come i bambini, o perché non hanno ancora avuto l’opportunità di essere vaccinate o hanno scelto di non essere vaccinate. Pertanto, il possesso di un certificato di vaccinazione, o di un certificato di vaccinazione che attesti l’uso di uno specifico vaccino anti COVID-19, non dovrebbe costituire una condizione preliminare per l’esercizio del diritto di libera circolazione o per l’utilizzo di servizi di trasporto passeggeri transfrontalieri quali linee aeree, treni, pullman, traghetti o qualsiasi altro mezzo di trasporto. Inoltre, il presente regolamento non può essere interpretato nel senso che istituisce un diritto o un obbligo a essere vaccinati.”

    3. Le norme europee prevalgono su quelle nazionali. Infatti, l’art. 9 del decreto-legge 52/2021, che introduce il “green pass” prevede espressamente l’applicabilità delle norme italiane solo se compatibili con il Regolamento CE 953/2021. Pertanto, il “green pass” è FACOLTATIVO.

    4. Il Consiglio d’Europa con la risoluzione n. 2631 del 27 gennaio 2021 ha disposto: “L’assemblea invita gli stati membri e l’Unione Europea ad assicurare: – che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno può essere sottoposto ad una pressione politica, sociale o di altro genere affinché si vaccini se non desidera di farlo; – che nessuno sia discriminato per non essere stato vaccinato a causa di possibili pericoli per la salute o perché non vuole farsi vaccinare.”

    5. La Costituzione italiana vieta la discriminazione. Infatti, l’art. 3 dispone: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione; di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” Di contro, le norme sul green pass obbligatorio per l’accesso ai ristoranti e ad altre attività discriminano tra cittadini in considerazione delle loro condizioni personali sanitarie.

    6. La discriminazione è vietata, inoltre, dall’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea: “È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali.”

    7. La CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo) vieta anch’essa la discriminazione all’art. 14: “Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o quelle di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita od ogni altra condizione.”

    8. Anche la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo vieta ogni discriminazione all’art. 2: “Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.”

    9. Pertanto, chiunque impedisca l’ingresso in un ristorante, una palestra, un cinema, una piscina a chi non sia provvisto del “green pass” sta commettendo il reato di violenza privata (art. 610 c.p.): “Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni.”

    10. Inoltre, in base all’art. 187 del RD 635/1940 (Regolamento di Esecuzione del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) gli esercenti non possono senza un legittimo motivo rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo. Le norme sul “green pass”, in quanto illegali e inapplicabili, non costituiscono legittimo motivo per il rifiuto delle prestazioni del gestore di un pubblico esercizio.

    Fonte: difendersi ora
    Per saperne di più: green-pass – apartheid

  • Mascherine

  • Le FdO o chi per esse possono obbligarmi all'uso della mascherina?

    Sia i DPCM che i DL consigliano di portare sempre con sé la mascherina ma non obbligano al suo uso se non in ambienti chiusi. All’aperto se ne consiglia l’uso in presenza di persone non conviventi quando la distanza è inferiore ad 1 mt. Riguardo le distanze, per contestarne il mancato rispetto l’agente dovrebbe disporre degli strumenti per la misurazione. Solitamente ne è sprovvisto.

    Più in generale l’uso della mascherina altera il contenuto di ossigeno nel sangue, e può provocare lesioni dirette anche alla salute personale quali crisi ipossiemiche, ipercapnia, crisi lipotimiche, crisi respiratorie, crisi asmatiche e tutti gli eventuali danni cardio-cerebro-vascolari conseguenti, oltreché quelli di natura traumatica (per esempio da caduta ad essi imputabile), psicologica e morale.

    Alla luce di quanto sopra rappresenta un presidio sanitario e costituisce un trattamento medico a tutti gli effetti. Inoltre è un trattamento profilattico, poiché dovrebbe servire a evitare sia di contagiare che di essere contagiati. In quanto tale, in base al Trattato di Oviedo ratificato con la legge 145 del 2001 richiede una prescrizione medica e un consenso informato alla luce di un incontro con un medico che spieghi in occasione di un colloquio perché andrebbe indossata, quali sono le utilità della mascherina, quali le possibili controindicazioni, rischi, etc. Essendo l’uso della mascherina un trattamento sanitario a tutti gli effetti, e non potendo essere i trattamenti sanitari obbligatori, né un medico, né un presidente del consiglio né tantomeno un pubblico ufficiale può costringere al suo uso se non lo si vuole. Nello specifico se il pubblico ufficiale dovesse insistere sull’uso di un presidio sanitario quale la mascherina, starebbe esercitando anche abusivamente la professione medica, generando con le sue azioni implicazioni anche gravi.

    Per saperne di più: Uso della mascherina

  • Quali diritti violano i provvedimenti governativi?

    Premesso che in base all’Art. 28 della costituzione, i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti (reati o abusi di potere), quel che è a tutti gli effetti una vessatoria disposizione governativa, è applicata in aperta violazione dei seguenti diritti:

    • Art. 32 della Costituzione Italiana sul diritto alla salute;
    • Art. 1, 2, 4, 10, 13, 24, 32, 41, 54, 78 della Costituzione Italiana;
    • Art.608 c.p.p. (abuso di autorità);
    • Art. 610 c.p.p. (violenza privata);
    • Art. 640 c.p.p. (truffa aggravata);
    • Art. 658 c.p.p. (procurato allarme);
    • Legge dello Stato N. 85 (tutela della privacy e l’accesso alle banche dati);
    • Legge dello Stato N. 848 (salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali);
    • Legge dello Stato 881 (conferisce al singolo essere umano personalità giuridica);
    • Violazione del Trattato di Oviedo, art. 5 (consenso libero e informato);
    • Violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, art. 3 (diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona).

    Con riferimento specifico all’uso della mascherina:

    • Legge dello Stato N. 155/05 (norme di contrasto alle attività di terrorismo);
    • Legge dello Stato N. 152/75 (vietato l’uso di qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona).

    Con riferimento specifico agli spostamenti:

    • Art. 16 della Costituzione Italiana che prevede e tutela la libertà di circolazione su tutto il territorio nazionale in quanto recita: Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche (cfr. art. 120 c 2 XIIl c 2);
    • Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge (cfr. art. 35 c 4).
  • Spostamenti

  • Quali diritti violano i provvedimenti governativi?

    Premesso che in base all’Art. 28 della costituzione, i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti (reati o abusi di potere), quel che è a tutti gli effetti una vessatoria disposizione governativa, è applicata in aperta violazione dei seguenti diritti:

    • Art. 32 della Costituzione Italiana sul diritto alla salute;
    • Art. 1, 2, 4, 10, 13, 24, 32, 41, 54, 78 della Costituzione Italiana;
    • Art.608 c.p.p. (abuso di autorità);
    • Art. 610 c.p.p. (violenza privata);
    • Art. 640 c.p.p. (truffa aggravata);
    • Art. 658 c.p.p. (procurato allarme);
    • Legge dello Stato N. 85 (tutela della privacy e l’accesso alle banche dati);
    • Legge dello Stato N. 848 (salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali);
    • Legge dello Stato 881 (conferisce al singolo essere umano personalità giuridica);
    • Violazione del Trattato di Oviedo, art. 5 (consenso libero e informato);
    • Violazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, art. 3 (diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona).

    Con riferimento specifico all’uso della mascherina:

    • Legge dello Stato N. 155/05 (norme di contrasto alle attività di terrorismo);
    • Legge dello Stato N. 152/75 (vietato l’uso di qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona).

    Con riferimento specifico agli spostamenti:

    • Art. 16 della Costituzione Italiana che prevede e tutela la libertà di circolazione su tutto il territorio nazionale in quanto recita: Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche (cfr. art. 120 c 2 XIIl c 2);
    • Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge (cfr. art. 35 c 4).
  • Cosa si intende per 'abitazione'?

    In riferimento al concetto di abitazione cui si fa riferimento spesso e volentieri nei DPCM e nei DL, bisogna dire che l’abitazione è il luogo in cui io mi trovo per un periodo apprezzabile di tempo, quanto deve essere questo tempo non è definito dalla legge. In caso di spostamento tale luogo può dunque essere anche un hotel , un camper o roulotte (a tutti gli effetti una abitazione seppur con le ruote), una seconda casa (al mare, in montagna o dove ci pare) o un qualunque altro luogo presso cui intendo soggiornare per un periodo non necessariamente definibile in termini temporali.

  • E' possibile che ci venga impedito lo spostamento?

    Vale sempre la condizione in base alla quale mai e poi mai le forze dell’ordine possono intimarci di interrompere lo spostamento. Anche se (ingiustamente) sanzionati potremo ugualmente recarci presso la destinazione programmata, a prescindere dal fatto che ci si stia dirigendo verso altro comune, provincia o regione. Inoltre nel caso dovessero fermarci nuovamente lungo lo stesso viaggio, faremo presente che siamo già stati multati, e se questo non dovesse valere da deterrente per evitare una seconda multa, scriveremo tra le dichiarazioni quanto è già avvenuto, riportando quante più informazioni possibili per un più facile reperimento da parte del prefetto che potrà annullare le multe successive alla prima.

  • Stato di emergenza

  • Cos'è lo stato di emergenza

    Lo stato di emergenza è una condizione giuridica che può essere attivata al verificarsi o nell’imminenza di eventi eccezionali come nel caso della pandemia da Covid-19, terremoti o alluvioni. Quando cioè si renda necessario agire con urgenza e con poteri straordinari per proteggere i cittadini e riparare eventuali danni. In questi casi è possibile anche limitare le libertà personali per motivi sanitari, come previsto dall’articolo 16 della costituzione.

    L’attuale situazione di stato di emergenza esteso a tutto il territorio nazionale a causa della pandemia da Covid-19 rappresenta un inedito nella storia del nostro paese. In passato infatti lo strumento è stato utilizzato esclusivamente per porzioni limitate di territorio.

    Per saperne di più: Lo stato di emergenza

  • Vaccini

  • Il datore può chiedere ai propri dipendenti dell’avvenuta vaccinazione?

    Il Garante sulla condivisione delle informazioni vaccinali sul luogo di lavoro ha una posizione netta. Il datore di lavoro non può chiedere ai propri dipendenti di fornire informazioni sul proprio stato vaccinale o copia di documenti che comprovino l’avvenuta vaccinazione anti Covid-19. Quindi non potrà, ad esempio, chiedere al lavoratore di mostrare il green pass dal 15 giugno. Le informazioni non possono essere scambiate nemmeno con il consenso del lavoratore. «Il datore di lavoro — spiega il Garante — non può considerare lecito il trattamento dei dati relativi alla vaccinazione sulla base del consenso dei dipendenti, non potendo il consenso costituire in tal caso una valida condizione di liceità in ragione dello squilibrio del rapporto tra titolare e interessato nel contesto lavorativo».

  • Il datore può chiedere al medico competente i nomi dei vaccinati?

    Il datore non può nemmeno ottenere l’elenco dei vaccinati dal medico competente. Il Garante sottolinea come «il medico competente non può comunicare al datore di lavoro i nominativi dei dipendenti vaccinati. Solo il medico competente può infatti trattare i dati sanitari dei lavoratori e tra questi, se del caso, le informazioni relative alla vaccinazione, nell’ambito della sorveglianza sanitaria e in sede di verifica dell’idoneità alla mansione specifica».

  • La vaccinazione può essere richiesta come condizione per l’accesso ai luoghi di lavoro?

    Ancora una volta per il Garante la risposta è no. «Solo il medico competente — ribadisce l’Autorità — nella sua funzione di raccordo tra il sistema sanitario nazionale/locale e lo specifico contesto lavorativo, può trattare i dati personali relativi alla vaccinazione dei dipendenti e, se del caso, tenerne conto in sede di valutazione dell’idoneità alla mansione specifica». Il datore di lavoro dovrà limitarsi ad attuare le misure indicate dal medico competente nei casi di giudizio di parziale o temporanea inidoneità alla mansione cui è adibito il lavoratore . Se un dipendente sia vaccinato o meno non è quindi affare dell’azienda o dei colleghi.